Quando nasce una mamma

Aggiornato il: 29 dic 2020


Sono trascorsi nove mesi, nove lunghi mesi in cui il suo corpo ha accolto con non poche difficoltà una nuova vita, nove mesi in cui due cuori hanno battuto insieme all’unisono.

E ora è arrivato il momento di lasciare che quel cuoricino piccolo inizi a battere da solo: il travaglio inizia con dolori che subito non lasciano spazio ai dubbi (Eccoli sono loro!!!!) e così a fatica tra spinte, dolori lancinanti e urla per qualcuno, anestesia e tagli per altre, avviene il miracolo.

Quella vita che si è fatta spazio nel suo corpo è pronta a proseguire il suo viaggio all’esterno, ma ha ancora bisogno delle cure della sua mamma.

Nei corsi preparto spesso e nell’immaginario comune il percorso sembra finire qui, come se il parto fosse il momento finale e conclusivo di questo splendido viaggio, e così si impara a respirare nel modo giusto, a spingere, a rilassare il pavimento pelvico, per carità tutto importantissimo e fondamentale per l’accompagnamento alla nascita di una nuova creatura, ma a mio avviso troppo poco in confronto a quello che la nascita di un bambino porta con sé.

Quello che succede nei giorni immediatamente successivi al parto e nei mesi successivi spesso viene dato per scontato come se l’epilogo che tutti si aspettano sia quello di un’allegra famigliola dimessa dall’ospedale pronta alla nuova vita insieme con un bel manuale di istruzioni pronto per l’uso in caso di ogni evenienza.

E invece è proprio in quel momento che inizia la più grande sfida per ogni essere umano: imparare a riconoscere i segnali di un neonato, sintonizzarsi con i suoi bisogni e rendere quanto più possibile agevole l’adattamento della nuova vita all’interno della vita di due singoli individui ciascuno con propri bisogni e esigenze.

In tutto questo viene ancora tralasciato un aspetto fondamentale: la mamma, che da contenitore prezioso e sacro che viene protetto e tutelato in tutti i nove mesi, diventa un involucro svuotato da cui ci si aspetta dedizione e piena rispondenza al suo nuovo ruolo. Tutti sono concentrati sulla nuova vita, sui suoi bisogni: ha mangiato, ha fatto cacca, ha dormito, ha fatto il ruttino, dorme la notte, è tranquillo? E la mamma??

Dimentichiamo che insieme al bambino, è nata anche lei, partorendo non solo una nuova creatura, ma anche una nuova se stessa che all’inizio farà fatica a riconoscere e ad integrare con la donna di prima. Inizia così la gara al consiglio migliore, una vera e propria competizione a chi dispensa il parere più azzeccato, ma meno richiesto.

La verità è che ogni mamma sa bene dentro sé di cosa ha bisogno il suo bambino, ha solo bisogno di tempo per riassestare un po' i colpi del parto e per imparare a sintonizzarsi con il proprio bambino. Da una neomamma ci si aspetta che la nascita sia vissuta come un evento di gioia, emotivamente positivo e quando questo non avviene spesso la mamma avverte con profondo disagio la discrepanza tra quello che gli altri si aspettano da lei e quello che prova: malinconia, malessere e un senso talvolta di tristezza pervadono la mamma a partire dal terzo giorno dopo il parto.

Questa condizione emotiva spesso si accompagna alla convinzione di non farcela e di non essere in grado di rispondere alle richieste del proprio bambino. Tale condizione viene comunemente denominata baby blues e diversamente dalla depressione post-parto tende a scomparire spontaneamente dopo alcune settimane.

Se lo stato depressivo tende a persistere o a comparire anche mesi dopo il parto in quel caso potrebbe trattarsi di un episodio di depressione post-parto in cui si aggiungono altri sintomi come pessimismo, anedonia, difficoltà a prendere decisioni, insonnia o ipersonnia, agitazione e stati ansiosi.

E’ importante per la neomamma poter contare su una rete familiare e amicale che sia in grado di sostenerla non solo durante la gestazione ma anche nei mesi successivi al parto, in quel periodo che viene definito esogestazione.

L’allattamento, le notti insonni, il ritmo sonno-veglia talvolta alterato dei neonati, i cambiamenti ormonali e lo stravolgimento fisico a cui sono sottoposte le neomamme mettono a dura prova il benessere psicofisico della donna e talvolta anche della coppia genitoriale che può vivere come emotivamente stressante anche un evento gioioso come quello della nascita di un bambino.

Spesso ai genitori mancano informazioni preziose che potrebbero colmare il senso di inesperienza e di inadeguatezza che provano.

Sarebbe auspicabile durante i preziosi incontri di accompagnamento alla nascita previsti in numerose asl e ospedali pubblici inserire giornate dedicate all’allattamento, al baby blues, al baby wearing, alla sicurezza in casa e in culla, all’autosvezzamento, ma soprattutto all’importanza di supporto psicologico alle donne e alle coppie in difficoltà dopo la nascita di un bambino.

I sentimenti negativi che possono accompagnare la nascita di un bambino vanno accolti e compresi, non condannati, etichettati o vissuti con vergogna.

Proviamo a dedicare nei giorni dopo il parto, quando andiamo in visita dai nascituri, una carezza non solo ai piccini, ma anche alla mamma venuta al mondo insieme al suo bambino.

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